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+++ La memoria cache
Elettronica ed evoluzione dei Processori x86
Il 386 Dx segna anche l’introduzione della tecnologia di caching della memoria. Si vide che il costoso (per l’epoca) 386 a 33 Mhz, in condizioni standard e con l’uso di comune memoria Ram dinamica (Dram Fastpage), non risultava affatto più veloce del
La memoria cache 3697

Il 386 Dx segna anche l’introduzione della tecnologia di caching della memoria. Si vide che il costoso (per l’epoca) 386 a 33 Mhz, in condizioni standard e con l’uso di comune memoria Ram dinamica (Dram Fastpage), non risultava affatto più veloce del 386 a 25 Mhz. La lentezza della memoria Ram da 80 ns (nanosecondi) a cui il processore accedeva per scrivere e rileggere dati fungeva da collo di bottiglia strozzando le prestazioni. Si pensò cosi di saldare sulla scheda madre un paio di chip da 32-64 Kbyte di veloce memoria Sram (Static Ram – Ram Statica) da 20 ns per velocizzare la trasmissione dati tra il processore e la memoria Ram di sistema (vedi figura).


Il meccanismo è basato sul principio che alcuni dati, appena impiegati, possano essere richiesti di nuovo per la successiva elaborazione. Se gli stessi vengono quindi memorizzati in un’area di memoria ad accesso ultrarapido il processore può avere immediato accesso agli stessi senza stare a richiederli di nuovo alla lenta memoria Ram. Per fare un esempio pratico prendiamo una Cpu a 386 a 40 Mhz funzionante su una scheda madre dotata di Ram dinamica da 80 ns; a 40 Mhz il 386 impiega 20 ns per completare un ciclo di eleborazione, ogni accesso alla memoria centrale deve durare quindi almeno quattro cicli di clock (80/20=4). Abbiamo detto “almeno” perche poi la Ram dinamica ha anche dei cicli di attesa (Wait States) che possono far lievitare a 6 i cicli di clock nei quali il processore rimane in stato di Idle (ozio) ossia a “girarsi i pollici” in attesa che la memoria Ram fornisca i dati richiesti.

Ciò accade perché la Ram dinamica Dram è costruita in modo tale da trattenere le informazioni in essa memorizzate solo per un brevissimo lasso di tempo e quindi richiede un continuo rinnovo (refresh) del proprio contenuto, sia che le informazioni (i bit di dati) in essa presenti vengano aggiornati o meno. La necessità del refresh della memoria DRam dipende dal fatto che i singoli bit sono registrati per mezzo di transistor in celle che mantengono, a mo’ di condensatori, una carica elettrica. Se la cella è carica il Bit vale 1, se è scarica vale 0. Esiste a tale scopo un apposito circuito che si occupa di effettuare il refresh delle celle di memoria ogni x cicli di clock della Cpu. Possiamo quindi immaginare la memoria Ram dinamica di un computer come una smisurata griglia di celle atte a contenere i dati che di volta in volta il processore richiede.

La RAM statica invece può conservare meglio i dati più poiché, essendo le sue celle in grado di trattenere a lungo la carica elettrica, viene meno il bisogno di effettuare continui refresh. Frapporre quindi una piccola quantità di memoria cache Sram, ossia una memoria di transito veloce da 20 ns, tra il processore e la memoria Ram dinamica di sistema può far si che il 386 a 40 Mhz possa accedere ai dati in un sol ciclo di clock aumentando di fatto le prestazioni nell'accesso alla memoria del 400-600%. Questa piccola e costosissima memoria Sram, è stata appunto definita memoria cache e contiene i dati più prossimi alle unità di esecuzione del processore. Abbiamo voluto a lungo sottolineare questo aspetto poiché, come è facile immaginare, con l’aumentare delle frequenze in Mhz dei processori si è verificò (e continua tuttoggi a verificarsi) il problema dei cicli di latenza delle memorie Ram che costituisce oggi il maggior impedimento alle prestazioni degli attuali processori. Vedremo nel seguito come di recente questo problema è stato affrontato.

Fonte: Lithium
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